La settimana scorsa siamo stati in Grecia, all’isola di Skiathos.
Viaggio fortemente voluto, nonostante il meteo non fosse il migliore, perché eravamo fermi da un po’ di
settimane e, in relazione agli
impegni che avevamo nei giorni successivi, era un “prendere o lasciare”.
Grande attività di interlocuzione con l’aeroporto, perché è
uno di quelli di cui i tedeschi si sono impadroniti al tempo della orribile
troika, raddoppiandone i prezzi, sicché è necessario capire bene quanto
costeranno, prima di andarci.
Poi, dato che l’aeroporto di Skiathos non ha carburante, pianificazione per andare e tornare senza rifornire.
Dunque, da Catania a Corte (LINB), in Puglia, per rifornire.
A Corte fatto il pieno grazie alla grande cortesia dei
gestori.
E da Corte a Skiathos.
Volo bellissimo, vivacizzato dalla necessità di evitare
formazioni nuvolose di cumuli (ampiamente previste) sui monti intorno al
suggestivo aeroporto di Ioannina.
Nonostante avessi ampio margine di carburante per andare e
tornare in sicurezza, ho volato questa rotta dell’andata cercando di ottenere
dal motore la massima autonomia chilometrica (come si vede in due screenshot
che condivido qui).
Così che abbiamo consumato solo 58 litri di benzina sui 200
del pieno, volando in crociera a 140 nodi di TAS con un consumo di 27,6
litri/ora. Per l’intero volo ho consumato 31 litri/ora.
Grazie a questo risparmio di carburante, ho anche preso in
considerazione l’ipotesi di rientrare a Catania senza scalo. Ipotesi poi
fortunatamente abbandonata. Perché avrei avuto poco margine e perché poi, come
dirò più avanti, il volo di ritorno si è complicato.
L’atterraggio a Skiathos bellissimo per il panorama
fantastico di quell’isola e di quelle attorno, la più grande delle quali è
Skopelos.
Skiathos bella come tutta la Grecia.
Il meteo non è stato benevolo e per un giorno e mezzo ha
piovuto a dirotto.
Qualche pensiero per l’aereo fermo nell’apron dell’aeroporto
senza zavorre (perché l’handler non le ha), pensiero diventato angoscia quando,
alle 22.17, apro per caso la posta elettronica e torvo una mail dell’aeroporto
che mi chiede di chiamarli al più presto “per ragioni tecniche”.
Io e Mariella abbiamo pensato al peggio: tipo un carrello dei
bagagli non bloccato che, spinto dal vento, ha urtato I-LJMA causandogli danni.
Invece, chiamo subito e mi dicono che si tratta solo di
andare l’indomani a spostare l’aereo per parcheggiarlo un po’ più in là per
fare spazio.
Tornato il sole, bagni in spiaggia, ma, purtroppo, non
noleggio della barca per girare tutte le coste dell’isola, come avevamo in
programma. Questo a causa delle condizioni del mare.
Quindi rientro per la stessa rotta dell’andata, ma un giorno
prima del previsto a causa dell’imminente grave peggioramento del meteo.
Costo dell’aeroporto maggiore di quello che emergeva dallo
scambio previo di mail, a causa di alcuni balzelli dei tedeschi di Freeport, ma
comunque sopportabile.
A Corte nuovo rifornimento.
Mi basterebbero 50 litri di rabbocco, ma, per sicurezza, nel
metto 80.
E subito dopo il decollo trovo conferma del detto aeronautico
che una delle tre cose che i piloti rimpiangono è la benzina lasciata a terra.
Perché a causa di manovre militari nel golfo di Taranto e di
una pessima assistenza da parte del controllo del traffico aereo (hanno deciso
loro la rotta che dovevo fare costringendomi a un giro lunghissimo, che avrei
facilmente evitato a costo zero aggirando la Rome da sud, invece che da nord)
abbiamo volato venti minuti in più del previsto e a questo allungamento della
rotta si è aggiunto quello necessario ad aggirare l’Etna, rientrando da Paternò
invece che da Acireale, a causa di una eruzione in corso con chiusura dello
spazio aereo denominato B3.
Avventura non fortunatissima, ma appassionante e gioiosa, con
Mariella sempre splendida.






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