lunedì 21 settembre 2026

A Skiathos












La settimana scorsa siamo stati in Grecia, all’isola di Skiathos.

Viaggio fortemente voluto, nonostante il meteo non fosse il migliore, perché eravamo fermi da un po’ di settimane e, in relazione agli impegni che avevamo nei giorni successivi, era un “prendere o lasciare”.

Grande attività di interlocuzione con l’aeroporto, perché è uno di quelli di cui i tedeschi si sono impadroniti al tempo della orribile troika, raddoppiandone i prezzi, sicché è necessario capire bene quanto costeranno, prima di andarci.














Poi, dato che l’aeroporto di Skiathos non ha carburante, pianificazione per andare e tornare senza rifornire.

Dunque, da Catania a Corte (LINB), in Puglia, per rifornire.

A Corte fatto il pieno grazie alla grande cortesia dei gestori.

E da Corte a Skiathos.

Volo bellissimo, vivacizzato dalla necessità di evitare formazioni nuvolose di cumuli (ampiamente previste) sui monti intorno al suggestivo aeroporto di Ioannina.












Nonostante avessi ampio margine di carburante per andare e tornare in sicurezza, ho volato questa rotta dell’andata cercando di ottenere dal motore la massima autonomia chilometrica (come si vede in due screenshot che condivido qui).

Così che abbiamo consumato solo 58 litri di benzina sui 200 del pieno, volando in crociera a 140 nodi di TAS con un consumo di 27,6 litri/ora. Per l’intero volo ho consumato 31 litri/ora.
























Grazie a questo risparmio di carburante, ho anche preso in considerazione l’ipotesi di rientrare a Catania senza scalo. Ipotesi poi fortunatamente abbandonata. Perché avrei avuto poco margine e perché poi, come dirò più avanti, il volo di ritorno si è complicato.

L’atterraggio a Skiathos bellissimo per il panorama fantastico di quell’isola e di quelle attorno, la più grande delle quali è Skopelos.

Skiathos bella come tutta la Grecia.

Il meteo non è stato benevolo e per un giorno e mezzo ha piovuto a dirotto.

Qualche pensiero per l’aereo fermo nell’apron dell’aeroporto senza zavorre (perché l’handler non le ha), pensiero diventato angoscia quando, alle 22.17, apro per caso la posta elettronica e torvo una mail dell’aeroporto che mi chiede di chiamarli al più presto “per ragioni tecniche”.

Io e Mariella abbiamo pensato al peggio: tipo un carrello dei bagagli non bloccato che, spinto dal vento, ha urtato I-LJMA causandogli danni.

Invece, chiamo subito e mi dicono che si tratta solo di andare l’indomani a spostare l’aereo per parcheggiarlo un po’ più in là per fare spazio.












Tornato il sole, bagni in spiaggia, ma, purtroppo, non noleggio della barca per girare tutte le coste dell’isola, come avevamo in programma. Questo a causa delle condizioni del mare.

Quindi rientro per la stessa rotta dell’andata, ma un giorno prima del previsto a causa dell’imminente grave peggioramento del meteo.

Costo dell’aeroporto maggiore di quello che emergeva dallo scambio previo di mail, a causa di alcuni balzelli dei tedeschi di Freeport, ma comunque sopportabile.

A Corte nuovo rifornimento.

Mi basterebbero 50 litri di rabbocco, ma, per sicurezza, nel metto 80.

E subito dopo il decollo trovo conferma del detto aeronautico che una delle tre cose che i piloti rimpiangono è la benzina lasciata a terra.

Perché a causa di manovre militari nel golfo di Taranto e di una pessima assistenza da parte del controllo del traffico aereo (hanno deciso loro la rotta che dovevo fare costringendomi a un giro lunghissimo, che avrei facilmente evitato a costo zero aggirando la Rome da sud, invece che da nord) abbiamo volato venti minuti in più del previsto e a questo allungamento della rotta si è aggiunto quello necessario ad aggirare l’Etna, rientrando da Paternò invece che da Acireale, a causa di una eruzione in corso con chiusura dello spazio aereo denominato B3.

Avventura non fortunatissima, ma appassionante e gioiosa, con Mariella sempre splendida.

 

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